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sabato 21 dicembre 2013

Cambio al Binario #6


































Cambio al Binario #6

Cambio al Binario è un appuntamento a scadenza irregolare dove due blog:
Chair King e Non Coprire
si danno il cambio su di un argomento comune

ecco il #6:
fatica


“lei è una che si veste con la roba di Armani, ma senza le scritte sulla maglia”
“ma chi?”
“la Chiara dai, se io avessi i suoi soldi mi comprerei i vestiti con le marche che si vedono, ma lei è una che non gli piace, è brava”
“quando arriviamo?”
“alle undici e quarantacinque, lei è una come te che studia poco, ma sa già tutto, quella camicia che aveva ieri duecentosettanta euro costa, quella lilla”
“domani siamo a mangiare da mio cugino, a mezzogiorno”
“la Chiara che personaggio, assomiglia a te”

“pronto, ciao Luigi
è no sono in treno con la nipotina più grande
Venezia
tre giorni
no poi lunedì sono al centro, mercoledì ci sono
martedì ti chiamo”

Mi ero detto vado sul treno e scrivo almeno tre facciate, ma non vien fuori niente, parlano tutti ad alta voce, io sono più riservato, se mi telefonano parlo piano mi vergogno.
Qua non salta fuori niente son dei giorni che non salta fuori niente, niente a 360 gradi.
Mi ero illuso che arrivati a una certa età, tipo 35 anni, alla vita gli davi una spinta e via che andava, invece niente, ti tocca sempre fare fatica, fatica a fare tutto.
Non me ne rendevo neanche conto, ma dentro di me, pian piano negli anni si era formata l'idea che dovevo faticare fino a una certa età poi basta, tutto sarebbe filato in automatico.
Perché quando guardo gli altri mi sembrano tutti così bravi, filano via nella vita così bene, si sono ambientati loro. Io faccio una fatica, speriamo che fra un po' mi ambiento anch'io, per ora mi sento a credito con la vita. Lei la vita mi deve qualcosa. Su cosa non mi sbilancio, prendo quel che viene.

“una volta è entrato in classe, andavano le nike silver portate slacciate, ha tirato un calcio”
“e ha rotto un vetro?”
“si, gli è partita la scarpa e ha rotto una finestra, è arrivato Rizzato il preside e gli ha chiesto i soldi,
ma non l'hanno mai riparata”

“la ci sono degli ingegneri svedesi”
“e allora?”
“vuoi che ci andiamo io e te che non sappiamo attaccare due stuzzicadenti”
“ma va la”

Michele Risi

leggi il cambio su non coprire

lunedì 13 maggio 2013

Cambio al Binario #5


Cambio al Binario #5

Cambio al Binario è un appuntamento a scadenza irregolare dove due blog:
Chair King e Non Coprire
si danno il cambio su di un argomento comune

ecco il 5#:
Bologna - Venezia







































Bologna - Venezia


Due davanti a me una coppia di nuova fatta, sui 55 anni entrambi. Lui sta invecchiando piuttosto bene con quella pelle olivastra, i capelli brizzolati e uno sguardo deciso ma non troppo, delle belle labbra, i muscoli del volto sempre pronti a rilasciare un sorriso, forse un ex sportivo con quella sicurezza di chi nella vita ha avuto un po' di gloria e abbastanza donne, una polo a maniche lunghe di quelle che le compri già sbiadite, un pantalone sportivo chiaro, due scarpe da andare in barca.
Con lei il tempo è stato meno clemente, di lì a pochi anni si sarebbe accanita con tutte le sue forze e lei forse sarebbe ricorsa anche al bisturi. Ma per ora tratteneva in se il suo fascino di donna magra con un naso un po' troppo grande, con gli occhi grigi, a prima vista scontrosa, di quella scontrosità che gli uomini vedono come sfida, che in lei era solo di facciata. Stava lì con una piega dei capelli perfetta, una camicetta rosa antica, i pantaloni, anche i sui chiari e due mocassini.
Il braccio di lei passava sotto quello di lui, la mano di lei lisciava e lisciava continuamente l'avambraccio di lui, poi hanno iniziato a parlare della figlia di lei, brava ragazza che studia e prende treni tutti i giorni, a lui arrivano sms, subito racconta a lei chi glieli manda e perché, lei sorride e guarda fuori dal finestrino, poi continuano con Venezia, l'ora dell'arrivo, quel bar, se c'è ancora, poi io guardo fuori e non so cosa dicono loro. All'improvviso li sento parlare del Nastro bianco, sento parlare lui del Nastro bianco, lei non sa, l'hanno scorso ha fatto un film, dice, ma non gli viene il nome, io so tutto, poi gli viene Amour, fece un film anche violento Funny Games ma non salta fuori il nome del regista, io lo so e vorrei dirglielo ma non riesco, sarebbe sfrontato, i loro vestiti, la loro età, la mano di lei che continua ad accarezzare lui mi fanno restare muto, continua lui provando di ricordare il nome andando a pescare a caso nei ricordi, buttandoli fuori senza successo.
Sarebbe bello, almeno per me, entrare a valanga e dirgli Michael Aneke, ha fatto questo e quello... via così, pensate che Funny Games, il primo non il remake, non so come è arrivato in una videoteca qua di provincia, mi ricordo ancora il pomeriggio in cui lo vidi assieme a gli altri e di come uscimmo di casa conviti di aver visto qualcosa di meraviglioso e sconvolgente, di come siamo rimasti in silenzio tutti, ci guardavamo e sorridevamo era stato bellissimo.
Lui va avanti a parlare di Amour un film completamente o quasi tutto girato in un appartamento, tra l'altro quelle scarpe che Trintignant/Georges nel film usa come pantofole, quelle che si mette solo in casa sono le stesse che porto io in questo momento, scarpe da 36 euro che si comprano al Decathlon.
Poi però arriviamo a Rovigo e io sorrido ai due e scendo dal treno.


Michele Risi

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venerdì 27 aprile 2012

Cambio al Binario #4

Cambio al Binario #4


Cambio al Binario è un appuntamento a scadenza irregolare dove due blog:
Chair King e Non Coprire
si danno il cambio su di un argomento comune

ecco il 4#:
il postino






































A conti fatti

n.1
la scelta è tra due paia di scarpe uno grigio e uno marrone
quando ne arriveranno altre tutto si complicherà

n.2
alla tv si parla di assorbenti ultra tecnologici
io mi chiedo se le mestruazioni spariranno con l’evoluzione

n.3
il postino mi porta una multa e pubblicità elettorali
un velox del 23 dicembre, non ricordo era natale era la voce di Nina Simone

n.4
pareti di fotocopie di lotterie vincenti, la mia patente fotocopiata sul bancone
non rido neanche un po’ mentre vinco 25 euro al gratta e vinci

n.5
vado al lavoro con l’auto scassata, penso cose orribili su tutto il pianeta
gli alberi sono noiosi e il cielo insiste troppo, tu sai d’ impiegata postale

n.6
i miei capi non hanno più gli occhi, non li odio perché sanno di vittime
chissà come fanno l’amore questi che tengono il cuore spento

n.7
a 40 anni piangerò molto di più, a 50 faccio un corso di fotografia,
a 60 mi affogherò di lacrime oppure parto per un paese emotivamente stabile

n.8
pago la multa che mi fate di nascosto non mi sento italiano
sulla strada del ritorno mando un bacio all'autovelox

n.9
il postino suona e io incrocio le dita

Michele Risi

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venerdì 23 dicembre 2011

Cambio al Binario #3

Cambio al Binario #3

Cambio al Binario è un appuntamento a scadenza irregolare dove due blog:
si danno il cambio su di un argomento comune

ecco il n#3:
Il parcheggio























Crevalcore Due

Crevalcore Due è uno dei più vecchi centri commerciali della zona, non assomiglia ai nuovi sembra più una specie di galleria del centro, ma qua siamo lontani dal centro, siamo nella bassa, come la chiamano da queste parti. Da fuori è sgraziato, la forma è asimmetrica sembra la metà di qualcosa, ma non c'è mai stato quel qualcosa e mai lo faranno (credo), il parcheggio è più complicato delle solite aree deserte, la maggior parte dei parcheggi qui è a lisca di pesce, ci sono bordi alti di cemento che dividono le varie stradine anche loro oblique, in più ci hanno piazzato una fermata dell' autobus che si prende un bel po' di spazio, beccare l'ingresso giusto del parcheggio non è semplice dato che non è segnalato, a dire il vero tutto è poco segnalato, solo il cliente veterano si muove con facilità, io sbaglio l'ingresso due volte poi finalmente seguo un' auto color grigio canna di fucile che mi facilità l'entrata.
Dentro ci troviamo varie attività commerciali: una rosticceria, un bar, una gelateria, un'edicola, un negozio di scarpe, uno di cineserie a un euro con fuori un' insegna spiazzante “aggiustiamo vestiti” non un cartello, proprio dove ci dovrebbe essere il nome del negozio c'è questa scritta, un fotografo, un negozio di abbigliamento, uno di elettrodomestici e la coop.
Io devo comprare latte, dentifricio, spazzolino e filo interdentale. Sono un fanatico del lavaggio denti e uso solo prodotti costosi almeno per le mie tasche, prodotti che pochi anni fa si trovavano solo in farmacia, ma il filo interdentale lo prendo della coop perché non è male e te ne danno cinquanta metri.
All'entrata un gruppo di nord africani si riscalda, mentre attendono pazienti il prossimo autobus, le dimensioni di questo centro commerciale fanno sorridere lo rendono familiare povero con un che di est europa. Entro nella coop, assomiglia un po' a un discount perché causa l' insufficienza di ampi spazi la roba è ammassata con noncuranza, prendo subito il latte poi mi faccio fregare da una promozione sul miele in confezione da mezzo kg, scoprirò solo ore dopo che la cassiera non mi ha fatto lo sconto sul miele o che io non ho letto bene il cartello della promo, poi igiene dentale, poi scappo di corsa alla cassa prima di spendere altri soldi. La cassiera da subito non mi sta simpatica perché la vedo lenta e io, anche se non ho alcun impegno, come tutti alla cassa ho fretta, poi quando arriva il mio turno qualcosa cambia nel nostro micro-rapporto, perché scopro che proprio in quella lentezza sta la sua forza, stanno una serie di cure e aggettivi nei miei confronti che mi portano gioia e mi saluta con buona serata, saluto che preferisco al buona sera, buona serata è più confidenziale e concretizza la mia serata come evento non la sera in generale.
Mentre sto andando verso l'uscita accade qualcosa di strano con la coda dell'occhio intravedo l'interno del negozio di scarpe, una serie di immagini stagliuzzate mi riempono la testa, cresce in me un senso di nausea e noia, immagini che riesco ora a decifrare, qui ci venivo con mia madre nei ipergonfi anni ottanta. Lunghi sabati mattina dove io mi rompevo profondamente le palle e mi annoiavo un sacco, odiavo dover interagire con i commessi, odiavo ancora di più comprare le scarpe in questi negozi con le scarpe a basso prezzo con questi commessi insistenti che mi schiacciavo e io soccombevo e mia madre soccombeva e ci facevamo rifilare ogni sorta di stronzata. Estenuanti giornate in cui io e la mamma entravamo in un centro commerciale alle nove e ne uscivamo verso le due, stanchi arrabbiati, io ancora di più perché ero obbligato a questo calvario, in me cresceva un profondo grigio senso di noia di perdita di tempo, che ora mi è tornato su.
Affretto il passo veloce quasi corro verso l'auto, ci metto dieci minuti per uscire da un parcheggio deserto, in macchina ascolto l'ultimo dei “ I cani” che mi fa sorridere di gusto, mentre il mio cervello mi ripropone un paio di orribili scarponcini verde scuro, un paio di nike air force, commessi brufolosi insistenti, la borsa della mandarina duck di mia madre, i pacchetti di multifilter 100's che fumava.

Michele Risi

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giovedì 28 luglio 2011

Cambio al Binario #2

Cambio al Binario è un appuntamento a scadenza irregolare dove due blog:
si danno il cambio su di un argomento comune

ecco il n#2:
attesa

































 sale d'attesa attesa

un quadrato con ventisei sedie tutte sul perimetro, imbottite in un tessuto sintetico che ricorda la lana, una rotella con i numeri come al banco dei salumi, quattro tavolini usati come porta riviste, gioia, una rivista di equitazione, alcune riviste specialistiche di medicina, odore di chiuso e sudore lieve, nove persone, tre abbronzate sembrano sane, uno pallido con le occhiaie, un bambino troppo vestito per la stagione, due accompagnatori e un rappresentante di medicinali, discorsi sulle vacanze e sul nuovo medico troppo sbrigativo.



un grande rettangolo con ai vertici quattro colonne quadrate, ci sono sei file da ventiquattro sedie dodici da un lato e dodici dall'altro con gli schienali che si toccano, niente porta riviste, odore di aria condizionata di pelle finta delle sedie e di pelle umana, circa quaranta persone, più dieci trolley sette valige, qualche zaino, persone che vanno in ferie per circa sette giorni, alcuni solo due massimo tre, altri sono in viaggio per lavoro, discorsi non comprensibili ma volumi alti a creare una specie di unico grande ronzio.



un rettangolo piccolo con sei sedie nel lato lungo e quattro nel corto gli altri lati sono senza sedie, trasparenti in plexiglas, due porta riviste sempre in plexiglas, focus, l'espresso, una rivista di barche, quattroruote, odore di lavanda e di disinfettante, tre persone, una signora di mezza età e due ragazze la cui somma degli anni non fa trenta, qualche bisbiglio all'orecchio delle due ragazze.



due rettangoli a formare una specie di elle con l' asta lunga molto tozza, otto sedie disordinate solo tre in fila lungo la parete, sedie di plastica grigia con due V cromate e rovesciate come gambe, una pianta di plastica, su una sedia ci sono due cataloghi promozionali, odore di fotocopiatrice appena usata e di due tiri fatti a una sigaretta, cinque persone in tutto, tutti uomini sulla trentina con in mano due fogli ciascuno, discorsi di circostanza è la prima volta?/da dove vieni?, colpi di tosse e schiarimenti di voce.



un rettangolo con il lato corto di un metro e sessanta quello lungo di otto metri e quaranta, sette sedie su un lato lungo interrotte da due tavolini, sedie con schienale e seduta in plastica rossa, tenute insieme da una struttura di alluminio, sui tavolini ci sono vari porta brochure, odore di etere e liquido lavapavimenti, sei persone in tutto, quattro seduti a coppie due continuano a camminare con brevi soste di pochi secondi, bisbigli delle due coppie sedute e una telefonata fatta di: loro lo sanno già/sono mesi che/questa è l'ultima/credimi.

Michele Risi

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