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martedì 14 febbraio 2012

velleità #02

Dolci, a volte indigeste, azioni amorose!






domenica 15 gennaio 2012

operazioni immobiliari
























In autunno faceva il conto con le foglie ammucchiate davanti casa, coi capelli sul cuscino e poco altro ancora; d'inverno coi tipi del gasolio, con la condensa agli infissi e con le offerte al supermercato; la primavera e l'estate erano tutto sommato uguali, insomma, gli anni passavano anche senza chiederlo e la casa di proprietà gli garantiva un tetto e un recinto fatto di mura e poco più.
Quella mattina si alzò presto per andare al cesso, la schiena gli faceva male e la macchia d'umidità in camera da letto stava quasi per inghiottirlo. Dalla strada poteva sentire qualcuno bisbigliare proprio davanti alla finestra del salotto. Un fiotto giallo come il miele, schizzò via dal cesso colpendo le piastrelle e un tappetto oramai zuppo, guardando in basso pensò ai piaceri della vita coniugale. Andava tutto bene, era tutto come al solito, ma qualche cosa fuori dalle sue finestre si muoveva con troppa vitalità, erano da poco passate le otto e una escavatrice piazzò il suo grosso culo metallico proprio di fronte alla finestra del soggiorno. Il terreno alle spalle della sua casa, quasi tre ettari di sterpaglia e topi, stava per essere trasformato in un cantiere: tre escavatrici, una gru e un gruppo di uomini sboccati, stavano per invadere la tranquillità di quelle casette monofamiliari.
I primi tempi non furono semplici, tra la polvere, le lattine di birra, le cartacce e gli operai in giro a cacare, Marco fu costretto ad una convivenza indesiderata. Spesso rimpiangeva i vecchi tempi, era meglio avere gli sterpi e i topi come vicini che quel cantiere, i topi – pensava – erano meglio degli uomini se tenuti fuori dalla porta di casa.
Col tempo le cose si regolarizzarono, Marco dovette solo sforzarsi d'aggiungere alla sua lista delle cose dell'inverno la polvere e il cantiere. Passava ore ed ore a guardare quel pezzo di mondo che cresceva proprio fuori dalla sua finestra, studiava le traiettorie delle gru e registrava i rumori delle macchine. Marco, a modo suo, si era affezionato a quell'attività che gli imbrattava il divano e gli ostruiva le narici del naso. Guardava l'incedere lento dei lavori con la stessa attenzione senile che gli anziani prodigano nello studiare i fori sul manto stradale, aveva anche smesso di guardare la TV, gli sembrava che quello che succedeva fuori dalla sua finestra fosse molto meglio di qualsiasi trasmissione televisiva.
Col passare dell'inverno le giornate si allungarono e i lavori al cantiere proseguirono con più veemenza, un gran numero di camion e betoniere iniziò a percorrere di corsa lo stradone in terra battuta che portava sino ai fossi delle fondamenta. Marco, sbirciando dallo steccato in lamiera, vide una distesa di terra e cemento intervallata da ampie buche grosse come tombe per dinosauri, una grossa operazione immobiliare - pensò.
Il piatto in cui aveva mangiato la sua carne in scatola e i suoi ceci precotti era ricoperto da un velo sottile di grasso, uno strato appena sufficiente ad opporre una strenua resistenza allo scorrere dell'acqua che usciva da rubinetto in cucina. Senza nessun preavviso un'esplosione dal botto simile a quello di un pneumatico forato partì dalla canna e una chiazza color ruggine sparata dritta sull'interno in ceramica costrinse Marco ad indietreggiare come se minacciato da un'arma convenzionale. Mentre la fontana sparava, alternando al flusso regolare dell'acqua matasse viscose e putride, dallo scarico del lavello iniziò a risalire come dall'oltretomba un grugnito spaventoso. Marco si sfilò in fretta i guanti gialli di lattice e vedendoli lasciò cadere il piatto che, a contatto con il suolo, si ruppe in due pezzi uguali. Ad uno ad uno cominciarono ad uscire correndo come inseguiti dal loro nemico naturale. Venivano fuori dappertutto, c'era chi risaliva dagli scarichi, chi dalla tazza del cesso, chi invece sbucava dalle condutture dell'areazione. Erano grigi, erano grossi, un esercito di topi il cui squittire acuto copriva qualsiasi altra fonte di rumore. Una prima fila schierata come una quadriglia ordinata osservava Marco dal basso, altri plotoni disordinati si erano asserragliati invece, sui mobili e dietro le tende. Stavano rodendo tutto quello che i loro denti riuscivano a sbriciolare. Fuori dal recinto della villetta monofamiliare i camion e le betoniere avevano ricominciato a correre lungo il selciato lasciando tracce bianche sull'asfalto antistante il cantiere, il loro rumore, in casa, giungeva come un fruscio lontano, nella mente di Marco proliferavano immagini di nuvole di polvere bianca alzate dalla corsa di camionisti indisciplinati. I topi erano meglio degli uomini, ma fuori dalla porta di casa, di questo ne era certo.  

giovedì 15 dicembre 2011

Narrativa postprandiale


























Narrativa post prandiale, un laboratorio per l'autoproduzione e sulla ridefinizione del concetto di noia.

Narrativa post prandiale è un laboratorio destinato alla produzione di racconti brevi e all'autoproduzione del numero #0 di una fanzine letteraria.
Il laboratorio di scrittura creativa nasce direttamente da una riflessione su di un tratto del lavoro dello scrittore americano David Foster Wallace: la noia.

Partendo dall'assioma che ogni uno di noi è pervaso da un fondamentale egocentrismo e che, data questa configurazione di base, noi tutti - appartenenti per nascita al genere umano - siamo soliti considerarci il centro del mondo che viviamo, disprezzando ogni istante o attimo non funzionale alla soddisfazione e all'appagamento di noi stessi, e che quindi, assodata l'impossibilità di soddisfare in modo continuo i nostri bisogni, siamo costretti a vedere nella noia, che pervade molti dei momenti del nostro vivere quotidiano, un oggetto o stato d'animo con cui convivere.
Dalla noia che, in questo caso per questioni del tutto funzionali e per nulla scientifiche, definiremo:
Stato di sospensione temporanea dell'incremento egoico;
dovranno scaturire le condizioni propizie alla produzione di una narrazione letteraria.

Trasformare quindi quello stato, già definito sospensivo dell'incremento egoico, in uno sviluppo e incrementativo delle capacità di attenzione verso i dettagli e le minuzie delle esistenze quotidiane. La noia dovrà quindi riconvertirsi nella piena e soddisfacente felicità, fertile condizione da cui attingere, bottino da cui depredare forme, funzioni e figure narrative.
Il laboratorio sarà strutturato a partire dall'esercizio di semplici azioni fondamentali: osservazione, riflessione, produzione.
Sarà reso possibile, ai fini della partecipazione al laboratorio, una completa immersione in una condizione, già supra definita, di sospensione temporanea dell'incremento egoico.
Propedeutici al laboratorio saranno alcune brevi composizioni narrative fornite ai partecipanti sotto forma digitale.

Narrativa post prandiale
un laboratorio per l'autoproduzione e sulla ridefinizione del concetto di noia
nasce da un'idea di Vincenzo Estremo e sarà tenuto dall'autore stesso presso:
Progetto Giovani
Via Udine, 1
33097 Spilimbergo, (Pn)

Potrà prendervi parte chiunque ne faccia richiesta nei limiti dell'unità numerica di 7 partecipanti.

Si terrà nei giorni di:
giovedì 29 dicembre ore 18 - 22
venerdì 30 dicembre ore 16 - 19

per informazioni:
tel. 0427 419049 cell. 347 5858273

mail  
postprandialenarrativa@gmail.com